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Il Mediterraneo in barca di Georges Simenon: il libro perfetto per chi appartiene al mare

  • 19 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 6 ore fa


Ci sono libri che si leggono. E poi ci sono libri che si sentono addosso, come il sale sulla pelle dopo una giornata in acqua. Il Mediterraneo in barca di Georges Simenon, per me, è stato questo.


L’ho iniziato proprio nel fine settimana in cui sono salita per la prima volta sulla barca che ho comprato: un Ovington ILCA 6 che ho chiamato Velina (ITA 227552). E forse non poteva esserci momento migliore. Alcuni libri arrivano quando devono arrivare, come certe brezze improvvise che cambiano la rotta.



Di cosa parla Il Mediterraneo in barca

Questo libro raccoglie il resoconto del viaggio che Simenon compì nel Mediterraneo a bordo di una goletta, attraversando luoghi come l’Isola d'Elba, Messina, Siracusa, Malta e la Tunisia.

Ma ridurre questo libro a un semplice reportage di viaggio sarebbe ingiusto. Non è solo cronaca, non è solo osservazione geografica. È il tentativo di capire cosa sia davvero il Mediterraneo.

E Simenon lo fa nel modo migliore possibile: raccontando storie.



Che cos’è il Mediterraneo?

Durante la lettura, nella mia testa risuonavano le parole di Lorde in Team:

We live in cities you'll never see on-screen.

Perché il Mediterraneo è anche questo: un luogo reale e insieme invisibile a chi non lo conosce davvero.

Un crogiolo di strade fatte di venti, correnti, raffiche e scarti. Un luogo segreto, visibile a tutti, ma accessibile solo a chi ha il coraggio di rispondere al richiamo del blu.

Simenon cerca di definirlo, di comprenderlo, di attraversarlo. E leggendo, mi sono ritrovata completamente nella sua ricerca.



Il mio Mediterraneo

Per me il Mediterraneo non è solo acqua. È memoria. È identità.

Sono i racconti dopo gli allenamenti, le storie assurde nate tra una regata e un tramonto. Sono i conoscenti diventati amici, uniti da quella fratellanza misteriosa che riconosce chi ha il sale dentro.

Il Mediterraneo è la mia squadra agonistica. È Fede e i suoi racconti con quaranta nodi di vento. È Fili e il sogno di arrivare in Australia con Barracuda, la sua barca leggendaria. Sono Aurora e Ginevra e le nostre chiacchierate negli spogliatoi.

È il mio passato fatto di foto, coppe... e stroppetti, ricevuti da qualcuno di speciale e custoditi oggi come tesori.

È il modo che ho per ricordare. Per sentirmi immortale nella mia fragilità.

Come avrebbe detto Francesco Petrarca, 'la mia anima frammentata', si ritrova unita solo nel mare.



La scrittura di Simenon: poetica e viva

Quello che colpisce di questo libro è la capacità di Simenon di osservare e trasformare ogni dettaglio in racconto.

Il Mediterraneo non viene descritto come cartolina, ma come organismo vivo: umano, mutevole, a volte duro, a volte accogliente.

Ogni porto sembra custodire segreti, ogni approdo porta con sé nuove voci. La sua scrittura ha qualcosa di essenziale e poetico insieme, capace di parlare sia a chi ama viaggiare sia a chi cerca semplicemente un senso di appartenenza.



Perché leggere Il Mediterraneo in barca

Consiglio questo libro a:

  • chi ama il mare davvero, non solo d’estate

  • chi va in barca e sa che il vento cambia anche dentro

  • chi cerca libri di viaggio diversi dal solito

  • chi sente nostalgia di qualcosa che forse non sa nominare

  • chi vuole leggere pagine che profumano di sale e libertà

È uno di quei libri che non fanno rumore, ma restano addosso come certe giornate perfette.



Conclusione

Mentre leggevo Il Mediterraneo in barca, nella mia testa tornavano anche le parole di Taylor Swift in Labyrinth:

Oh oh, I’m falling in love.

Perché sì, ogni volta che torno in barca mi innamoro di nuovo. Del mare, del vento, di quella sensazione di essere finalmente nel posto giusto.

E voglio chiudere con una frase del mio film del cuore, Chasing Mavericks, che racconta la storia del surfista Jay Moriarity:

Tutti nasciamo dall’acqua, ma non tutti siamo destinati ad essa.

E io ho sempre saputo di appartenerle.




 
 
 

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